Migliaia di persone si sono ritrovate in piazza a Roma sabato 30 novembre 2024 per sfilare al grido di Free Palestine per ribadire la necessità di liberare Gaza e la Palestina dal colonialismo, dall’ apartheid, dagli oppressori, dai criminali. Tante le bandiere palestinesi affiancate a quelle libanesi, tanti gli slogan urlati al cielo, tanti gli striscioni e i cartelli. Tra questi anche le fotografie di Meloni, Valditara e Bernini coperti da vernice rossa e mani insanguinate.

Un gruppo di persone porta tra le braccia piccole bambole coperte da sudari bianchi a significare le migliaia di vittime innocenti gazawe.  Un uomo porta un cartello con l’immagine di Netanyahu e la scritta Criminale di guerra. Più di 30000 persone hanno presenziato, urlato, camminato, per dimostrare la propria solidarietà con il popolo palestinese, consapevoli che essere dalla parte di Gaza non si configura come appoggio ad una causa qualsiasi. Essere solidali con Gaza e la Palestina significa rifiutare un modello democratico tipicamente occidentale, in cui la democrazia costruita sull’ uguaglianza dei diritti si riserva di ritornare ad essere totalitaria e suprematista quando se ne presenta la necessità e l’opportunità.

Viviamo in un mondo in cui la democrazia è subordinata agli interessi di potere delle classi dirigenti che lo rappresentano e il cui modello funziona solo quando il popolo è disposto ad accettare acriticamente e ciecamente le indicazioni che vengono calate dall’ alto. E la resistenza Palestinese rappresenta, in questo senso, l’esempio più evidente di chi vuole resistere alle pretese di un sistema che li vuole oppressi e colonizzati, perché così è stato stabilito dai vertici dei “paesi democratici”. In questo senso, appoggiare la lotta e la resistenza palestinese, significa sfidare i totalitarismi che vogliono i popoli sottomessi, significa lottare contro i nuovi fascismi, significa imporsi e combattere contro l’imperialismo e il condizionamento politico, economico, militare e culturale statunitense, che si configura sempre più come forma di colonizzazione indiretta e informale, ma fortemente efficace.

Espressioni come autodeterminazione dei popoli intesa come diritto di scegliere liberamente il proprio sistema di governo e di essere liberi da ogni dominazione esterna, assumono un significato sempre più profondo e radicale se si guarda alla situazione internazionale oggi, in cui è sempre più evidente come le nuove forme coloniali siano sempre più aggressive, evidenti e spudorate come nel caso della Palestina, oppure celate e occulte come nel caso dei paesi occidentali, in cui la narrazione della realtà non è oggettiva, ma passata al setaccio attraverso filtri, interpretazioni, posizionamenti all’ interno di rapporti di forza. Essere al fianco della resistenza e della lotta palestinese, significa oggi, più che mai, liberarsi dalla cecità e cominciare a guardare la realtà per quello che è, ribaltando la narrazione a senso unico che campeggia nel dibattito pubblico e politico nazionale.

Lo hanno capito le mila persone che hanno partecipato al corteo partito da piazza Vittorio e arrivato a Piazzale Ostiense, dove le organizzazioni promotrici della manifestazione hanno tenuto due comizi separati- uno dei Giovani Palestinesi, l’altro dell’Unione democratica arabo palestinese- ai lati opposti della piazza. Nonostante la divisione tutti concordi nel ribadire la necessità di fermare il genocidio a Gaza e la nascita di uno Stato Palestinese internazionalmente riconosciuto come presupposto necessario per una soluzione politica del conflitto e la liberazione dai terroristi sionisti.

L’articolo è di Simona Buffelli del Coordinamento Marche per la Palestina

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