
Titoli come “L’assurda proposta di Trump” (1) echeggiano nel riverbero della stampa eurocentrica sbigottita, come se avesse appena, ma non del tutto, realizzato l’indicibile radice nazifascista (sionista) dietro alle intenzioni e alle azioni bellico-geopolitiche nella regione che il suo “atlantico alleato” vuol far cessare di essere Palestina. Ciò di cui difficilmente parliamo è infatti il sogno americano che rappresenta Israele per tantissimi americani statunitensi non solo ebrei, come ben ci rivela il documentario “Isrealism” (2).
Isreale rappresenta infatti il brivido già sentito di vivere e possedere la terra discriminandone i nativi, il culto per le armi, per il controllo e per la guerra racchiuso nel caro imperialismo nonchè la ripristinata possibilità di rivivere l’apartheid da privilegiati, diritto assoluto messo in discussione invece negli Stati Uniti dopo i movimenti di liberazione anti-razzista(3) degli anni ‘60. Israele infatti ha due facce difficili da nascondere, dal momento che sono fieramente segnelate da alte mura che separano ermeticamente da una parte il lusso del privilegio etno-razziale e del progresso neoliberale, dall’altra la resilienza e la resistenza nella povertà sproporzionata dei ghetti, dei campi profughi, nei villaggi in Cisgiordania e a macchie sparse in tutta la regione.
Tutti i giorni, ogni giorno, più volte al giorno moltissimə palestinesə sono costrette a vivere il terrore attraversando la morsa dell’IDF nei vari checkpoint(4) (hawajez), per esser poi naturalmente discriminatə e sottopagatə dalle possibilità lavorative esistenti nella florida economia aldilà del muro.


La leggerezza con cui puoi sparare in fronte ad unə bambinə palestinesə che attraversa la “tua” strada facendola franca in quanto israeliano, eccita l’americano trumpiano-medio che non vede l’ora di tuffarsi nelle piscine di sangue dei resorts, che il 47° presidente degli Stati Uniti d’America vuole costruire al posto di
Gaza e che non ci lascia solo immaginare, no. Ce li presenta con una sfacciata tattica di marketing: un reel generato con IA che in poche ore ha fatto il giro del mondo già largamente indignato. Pubblicato da Trump stesso sulla piattaforma “X” della sua “first lady” Elon Musk, vuole farci assaporare il sogno non più così
proibito di asfaltare il diritto del popolo palestinese di vivere la propria terra, vendendolo per la proficua costruzione di una nuovissima riviera di lusso targata USA in Medio Oriente.
“Leave us alone. How many more victims and how many more bombs until the world wakes up?”(5), in tutta risposta mi vengono in mente le parole di Plesia Alaqad, giornalista gazawa che ha avuto un ruolo vitale nel testimoniare attraverso i suoi occhi in tutti questi mesi il genocidio in atto contro la popolazione palestinese e che d’innanzi all’ennesima farneticazione del presidente USA, cerca (nonostante l’ennesimo burn-out) di rimanere ferrea davanti ai suoi followers di Instagram affermando che ciò che accadrà a Gaza deve dipendere da Gaza e dai gazawi soltanto, smontando così le arroganti ambizioni isreaelo-americane e ricordandoci: “It’s important to understand that wars don’t stop when bombs stop falling”(6).
Abbiamo la responsabilità storica di capire che ciò che sta avvenendo in Palestina è una sostituzione etnica senza mezzi termini. Missili e droni sono solo una comoda scorciatoia impunita per il piano ormai evidente di colonizzare anche ciò che rimane della frammentata Palestina, per cui le intenzioni speculative di Trump non ci sembrano così “assurde” bensì un risultato ben prevedibile contro cui lottano da tempo (anni se non decenni prima dell’Ottobre 2023) diverse realtà collettive anti-fasciste nelle Marche, in Italia e in tutto il mondo per una Palestina libera, from the river to the sea.
NOTE
(1)“L’assurdo piano di Trump” titolo letto dalla rivista “Internazionale” del 14/20 febbraio 2025 numero 1601 – anno 32, con la copertina che recita ritraendo Musk: “Capitalisti su Marte” una provocazione che ricorda il film parodico “Fascisti su Marte” del 2006, diretto da Corrado Guzzanti e Igor Skofic.
(2)“Isrealism” è un documentario-inchiesta sulle radici storiche e sociologiche del sostegno statunitense ad Isreale e ci mostra senza difficoltà le derive antropologiche della costruzione di un’identità entno-razziale israeliana pericolosamente nazionalista e predisposta ad un fare bellico. L’aspirazione a diventare parte dell’esercito riguarda praticamente tutte le persone coinvolte per l’appunto dalla mentalità sionista. Il sostegno USA ad Isreale ci è sembrato non a caso immediatamente incondizionato, quasi inscindibile. Questo perchè Isreale racchiude nel suo modus operandi colonialista l’essenza neoimperiale statunitense, che da sempre cerca d’influenzare la penisola dell’Oro Nero.
(3)Tra i movimenti anti-razzisti fondanti bisogna sicuramente ricordare il “Black Power Movement”, espressione della lotta generale degli afroamericani per la libertà. I cui principi sono ispirati alla figura di Malcom X, ministro della “Nation of Islam” organizzazione separatista nera-musulmana, che cambiò il suo nome da Malcolm Little a Malcolm X per riconoscere che, in quanto afroamericano, il suo vero nome e l’identità dei suoi antenati erano stati cancellati dallo schiavismo.
(4)Approfondimento: www.ambasciatapalestina.com/loccupazione/checkpoint/
(5)traduzione dall’inglese “Lasciateci stare. Quante altre vittime e quante altre bombe servono affinchè il mondo apra gli occhi?”
(6)traduzione dall’inglese: “Fondamentale è capire che le guerre non finiscono quando le bombe smettono di cadere.”Rompe il ghiaccio così Plesia, durante il clima di pace fasullo che i gazawi vivono dopo l’ovviamente non rispettato cessate il fuoco da parte di Israele, a partire da domenica 19 gennaio e per le prossime 6 settimane. I gazawi vivono infatti con la svilente e totale sfiducia nei confronti di quanto promesso da Israele, USA, Europa e purtroppo anche dagli stessi stati arabi circostanti come l’Egitto.
FONTE IMMAGINE CHECKPOINT: https://againstthecurrent.org/files/West-Bank-Checkpoint.jpg
FONTE IMMAGINE CARTINA: https://againstthecurrent.org/files/West-Bank-Checkpoint.jpg
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